La Bellezza ritrovata


È strano come a volte accade che un evento catastrofico di notevoli proporzioni faccia un atto di clemenza. 

Il 1669 sarà ricordato nella storia di Sicilia per una impressionante eruzione vulcanica a cui seguì una catastrofica colata lavica la quale trascinò e annullò numerosi paesi etnei, inghiottendo nel suo avido ventre secoli e secoli di storia. 

Intere popolazioni si ritrovarono senza un luogo né più un’identità civica. 

La sorte stranamente aveva però preservato dall’oblio eterno un luogo particolare, un luogo che giaceva custodito sotto la coltre di pietra. 

Solo un campanile, parzialmente, emergeva, “u campanarazzu” della Chiesa madre di santa Maria degli ammalati. 

Esso, come un antico guardiano solitario, ricordava all’intera comunità che forse quel luogo tanto caro e sacro non era andato del tutto perduto. 

Aveva infatti mantenuto viva la memoria per 350 anni, in attesa di una rinascita. Probabilmente sotto altra dedica, la Chiesa di Santa Maria degli ammalati era sorta su quel luogo intorno al 1300 come una piccola Cappella medievale (oggi anch’essa recuperata). Forse per una crescita demografica ed urbana, forse per esigenze di un culto sempre crescente, si resero necessari interventi di ampliamento della pianta originaria con la realizzazione di un corpo longitudinale a croce latina ad un’unica navata, su cui si alternavano pregiatissimi altari in pietra bianca finemente decorati a motivi rinascimentali, su cui probabilmente erano alloggiate statue votive. 

Il recupero effettuato sotto la supervisione dell’architetto Giuseppe Sciacca, ha riportato in luce una una chiesa che si offre ancora più bella e sorprendente rispetto a quanto si era potuto dedurre ed immaginare dalle cronache locali del tempo. Seppur mutilata, essa si presenta ai nostri occhi meravigliati con un’eleganza inaspettata nell’equilibrio delle sue proporzioni, nell’articolazione dello spazio. Chiudendo gli occhi possiamo quasi immaginare la sua bellezza originaria, traendola dai lacerti di affresco ritrovati in alcune pareti, i quali suggeriscono che buone maestranze erano passate di lì, dai frammenti di pavimentazione in maiolica siciliana, alternata al settecentesco pavimento a piastrelle esagonali, o dai decori, quasi un ricamo di fine merletto dei basamenti delle colonne degli altari, la cui simbologia originale si presta bene a interessanti studi. 

La bellezza ritrovata di Campanarazzu rappresenta l’identità storica recuperata, una memoria restituita, un luogo da cui ripartire . 

Oggi questo magico luogo rivive anche grazie alla tenacia di chi ne vuole fare il luogo della bellezza, innestandovi seppur temporaneamente le opere di 10 fra i migliori artisti, chiamati qui per celebrare questa rinascita. 

Seppur ogni artista abbia espresso attraverso il proprio sentito e la propria poetica pittorica la singolare visione di Campanarazzu, essi si accomunano nella volontà di dare nuova vita a questa memoria ritrovata, poiché solo attraverso la conoscenza e la cura del passato si può realizzare il futuro.


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