Spesso l’identità sociale e civile di una città si consolida e si affranca attraverso l’immagine di un santo, a cui spettava il compito di vegliare su popolo e terra,se oggi una tale affermazione può apparire come strettamente legata a credenze popolari, folklore di ambito religioso, esso rappresentava in realtà l’atto decisivo attraverso cui la storia di un luogo si snoda, tra immaginario e realtà, tra sacralità e fanatismo, tra martirio cristiano e supplizio inferto a terra e popolo dalla natura. Catania non è esente da questo accanimento e proprio a causa dell’incessante avvicendarsi di eventi devastanti, ancora la propria speranza di sopravvivenza ad una donna, una santa, Agata appunto.All’alba della cristianità, nell’anno del signore 251, toccò proprio ad una fanciulla consacrata al nuovo culto, ricucire attraverso l’offerta di se stessa al martirio,lo strappo tra uomo e natura tra Catania e la sua gente, tra pagani e Dio.
Agata consacra la sua città al cristianesimo pertanto diventa protettrice,simbolo, vessillo sacro e quella città in cui tutto si compie diviene sacra, luogo santo da custodire.questo monito si articolerà nel corso dei secoli, e in particolar modo all’indomani dal catastrofico terremoto che colpi la Val di Noto, ma sopratutto Catania l’undici gennaio 1693.
Solo la lungimiranza e il gusto eccelso di una mente illuminata come quella del principe di Biscari, Ignazio Paternò Castello,il quale comprese la necessità di una ricostruzione immediata della città, richiamando da ogni parte d’italia eccellenze artistiche quali Giovanbattista Vaccarini, nominato sovrintendente ai lavori, Stefano Ittar, Francesco Battaglia, i quali intuendo a loro volta lo spirito agatino dei cittadini, calibrarono le nuove costruzioni, tenendo fede alle necessità dei riti processionali legati al culto della Santa, tagliando assi viarie di ampio respiro, capaci di accogliere le moltitudini di fedeli e pellegrini che giungevano da ogni luogo,
le facciate adattate al passaggio del grande feretro e all’impianto delle gigantesche luminarie lignee, testimoniate peraltro da uno dei viaggiatori francesi piu famosi, specie per i suoi acquarelli, Jean Houel.
La grande piazza su cui sorge la nuova Cattedrale venne rimodellata anch’ essa in funzione di quell’unico elemento e la cui iniziale “ A “ ricorre decorata su tutta la facciata del Palazzo del Comune.
Agata è sopratutto modello comportamentale in un periodo storico in cui la Chiesa cattolica, attaccata dai Luterani, necessità più che mai di esempi, ed ecco allora che l’iconografia si concentra sul martirio più crudele subito da Agata, il taglio del seno, martirio del pudore e della bellezza, modello comportamentale di sicuro effetto in un contesto storico che induceva per vantaggi economici e non solo alla vita monacale.
Agata dunque e spesso dipinta nel momento del martirio con lo strazio del seno,ad esempio nella Chiesa di Sant’Agata al borgo, si trova una splendida opera di autore ignoto, che la raffigura altera , al centro di un paesaggio campestre il corpo virile, quasi un san Sebastiano legato ad un albero, se non fosse per quella atroce mutilazione che spicca come un braciere sul corpo eburneo, la camiciola arrotolata sui fianchi sottolinea la profanazione dei suoi carnefici.
Nella chiesa di san Benedetto da Norcia una sola pagina di affresco è interamente dedicata a sant’Agata,anche in questo caso l’artista predilige l’atto cruento del taglio, ma qui ciò che risulta interessante è la posizione dell’affresco, posto proprio sopra la grata da cui passavano le novizie subito dopo aver professato i voti perpetui, a ragione di quanto sopradetto.
Mariano Rossi artista siciliano di Sciacca, noto in special modo per il grande affresco sulla volta del salone d’ingresso di Villa Borghese a Roma, dipinse per la Chiesa di San Nicolò all’Arena a Catania,il suo Martirio di sant’Agata, opera di forte emotività, in cui la Santa funge da perno all’intera composizione, costruita su piu piani e attorno a cui ruotano come in una funerea danza i suoi carnefici.
La città di Catania è un perenne parlare di Agata, attraverso opere mobili, chiese, palazzi che altro non sono che l’espressione di un secolo ricco e variegato quale fu il’700,opere spesso ignorate forse a causa di una mancata attenzione critica, che oggi grazie ad una rivalutazione trovano un’adeguata collocazione e ridonano ad essa l’immagine propria di una città barocca, espressione di un contesto storico, segno evidente e dinamico di un popolo caparbio che non si arrende agli eventi ostili, ma risorge ancorata saldamente alla tradizione e alla fede.