Bernardo Tortorici – Principe di Raffadali


L’appuntamento con Bernardo Tortorici Principe di Raffadali mi e’ stato concesso presso l’oratorio di San Lorenzo, a Palermo, luogo di indiscutibile suggestione e bellezza, in cui anche l’animo piu’ distratto viene rapito da un soave vortice di emozioni che portano in un mondo mistico in cui la fanno da cornice una vivace folla di puttini paffuti, quinte sceniche con storie dei santi Lorenzo e Francesco, intarsi marmorei del pavimento che appare più un gioco di filati della trama di un prezioso tappeto, mentre  altro non e’ che un prodigioso assemblaggio marmoreo , non ultimi i sedili in legno i cui intarsi sembrano meravigliosi merletti di tarsie di madreperla e legni pregiati dai reggimensola di rara maestria e bellezza.

Abbandono a malincuore il meraviglioso oratorio e salgo la piccola rampa di scale che conduce nello studiolo in cui il principe di Raffadali mi attende.

Questi mi accoglie con grande sorriso e ospitalità ed io comprendo subito che il luogo e’ rappresentativo del Principe, della sua personalità riservata ma forte, discreta, ma dall’operosità impressionante.

Inizio cosi il mio interessantissimo colloquio.

Buongiorno Principe, grazie innanzi tutto. Vorrei iniziare con il chiederle di parlarmi un po’ della sua illustre famiglia.

Il ramo della famiglia Montaperto Tortorici principi di Raffadali arriva in Sicilia con i normanni posti al seguito di Guglielmo, durante la cacciata degli africani dall’isola, il nome è derivato dal luogo in cui acquisirono il feudo, “Raffa di Ali’”.

Da allora l’originario feudo  di Raffadali conserva il castello ,seppur di questo rimane oggi purtroppo la sola cinta muraria. Buona parte delle tombe di famiglia si trovano ancor oggi conservate nel Duomo di Raffadali. Verso la fine del XII secolo il casato si trasferisce a Palermo dove tutt’oggi risiede.

Principe come nasce questo suo amore per l’arte?

Mio padre non si curò mai particolarmente di arte ma diede vita ad una associazione sulle dimore storiche della città che si occupasse anche degli illustri proprietari di queste celebri dimore.

Intorno agli anni ’70 io decido di continuare quanto iniziato da mio padre fondando la sezione giovanile in cui la mia attenzione si focalizza  principalmente sullo studio delle architetture dei  palazzi, degli arredi e dei blasoni seguiti dalla pubblicazione del volume “Repertorio delle dimore  nobili e notabili della Sicilia  del XII secolo”.

In seguito rendo fruibili queste dimore alla cittadinanza e ottengo la gestione di una di queste dimore in cui comincio a dar vita ad una serie di eventi culturali di vario genere  ed essendo questa un monumento privato storico riesco a tassare l ‘ingresso affinche si desse vita ad un turismo culturale di qualita’. l’iniziativa ottine notevole successo tanto da richiamare la presenza di molti personaggi illustri .

Cosa accade dopo?

Scaduto come età giovanile (ride), decido di fondare l’associazione Amici del Museo di Palermo di cui a tutt’oggi sono il presidente.

A tutto questo Palermo come risponde?

Palermo purtroppo risponde con l’assenza. Le amministrazioni non aiutano in alcun modo e tutto si complica ovviamente. Questo comunque non ha mai indebolito la mia volontà di operare in tal senso, anzi a riprova di ciò do vita ad un importante percorso culturale attraverso una serie di eventi che si articolano in varie aree della città, puntando sulla peculiarità di ognuna di queste, la cui fruibilità viene sollecitata dalla pedonalizzazione del territorio e da orari di apertura piuttosto insoliti.

Quando iniziano le attivita’ presso questo splendido Oratorio?

Nel 2008 la Curia di Palermo mi affida la gestione di questo splendido luogo, divenendo il primo bene storico artistico gestito da privati, la quale si regge esclusivamente sugli incassi turistici. A seguire arriverà anche la consegna di San Cataldo, L’oratorio di San Mercurio , Santa Maria della Catena  e Palazzo Steri.

Attraverso un sistema ben articolato di autogestione che si regge sul fondamentale contributo di ragazzi straordinari che al loro attivo hanno vari e diversificati step di formazione e specializzazione nel settore dell’arte, questi collaborati da me, danno vita anche a sceneggiature e spettacoli legati alle vicende relative ai vari luoghi, con lo scopo di far rivivere ai fruitori momenti storici ormai dimenticati ma che sono stati caratterizzanti dei luoghi, si prenda ad esempio l’evento denominato “la notte delle streghe” messo in scena a palazzo Steri, in esso vengono rievocate vicende legate alle condanne per stregoneria durante il periodo dell’inquisizione , e le cui prigioni si trovavano proprio dentro il palazzo. Mentre qui presso l’oratorio ho deciso di dare risalto ad una vicenda in special modo, come si sa la pala d’altare in questo meraviglioso luogo venne commissionata al Caravaggio durante il suo soggiorno in Sicilia, egli realizzò una splendida Natività coi santi Lorenzo e Francesco, l’opera purtroppo venne trafugata il17 ottobre del 1972,  e non fu mai piu’ ritrovata. Cosi’ ho deciso di realizzare due momenti strettamente connessi, la prima il 24 dicembre di ogni anno, giorno della Natività di Cristo,vede partecipare vari artisti che si cimentano nella realizzazione in estemporanea di una nuova Natività, quella che viene eletta come vincitrice verra’ poi “trafugata” simbolicamente la notte del 17 ottobre. Questi eventi riscuotono notevole successo di pubblico, i cui incassi ci consentono di poter affrontare eventuali spese di restauro o recupero in genere. Questo fa si che pian piano la città recuperi nella collettività la propria memoria storica.

Cosa si aspetta adesso?

Il mio desiderio è quello di veder eletta Palermo quale capitale della cultura, proprio per questo ho istituito un comitato promotore per la candidatura.

Essere palermitano in cosa l’ha principalmente caratterizzata?

Io vivo pienamente la realta’ palermitana, non posso prescinderne e per questo motivo cerco di proporre e di realizzare attività ed eventi che possano agire positivamente  nel contesto cittadino poiché caratterizzate dall’abilità con cui si riesce a superare difficoltà sempre grandi, in quanto ciò che puo’ essere una difficoltà per un qualsiasi  territorio, a Palermo assume i connotati di una problematica quasi insormontabile. Pertanto raggiungere il risultato ha un sapore ed un  valore che non ha confronti.

Utilizzi allora tre aggettivi per descrivere Palermo:

Meravigliosa , maltrattata, orgogliosa.

Per uno stato di fatto si presuppone Principe che lei sia cresciuto in un mondo circondato dal Bello e dalla bellezza.Qual’è dunque il suo concetto di Bellezza?

La bellezza va salvata! Esiste una bellezza ereditata di cui noi siamo custodi e conservatori, poi c’è una richiesta di nuova bellezza che oggi non è facilmente individuabile, comunque oggi ritengo che la civiltà necessiti di produrre bellezza.

L’arte contemporanea la interessa e se si, cosa ne pensa?

L’arte di oggi è troppo spesso dedita ad elegere la bruttezza piuttosto che la bellezza, eleva la morte piuttosto che la vita, temo che i posteri giudicheranno con orrore il tempo che stiamo vivendo. Non posso nascondere però che l’arte contemporanea mi incuriosisce, altrettanto il cercare di capire verso dove va (segue il mondo?). Mi stimola positivamente invece quando  riesce a dare sogno, emozione, bellezza.

Principe se Lei dovesse identificarsi con un personaggio storico o con un periodo storico?

Serpotta in assoluto, l’artista autore di questo oratorio e non solo, che sconta il fatto di non essere Bernini, poiché rimase sempre relegato al solo territorio siciliano, a cui oggi finalmente si riconosce la paternità di un’arte barocca che ha contraddistinto un’epoca specialmente in territorio siciliano.

Antonello da Messina senza dubbio, anch’egli poco sfruttato anche dalla stessa città che gli ha dato i natali, forse perche umiliata dall’essere da sempre una città di transito, di passaggio, che subisce ancora i postumi del terribile terremoto del 1908 e la cui amministrazione anzichè ricostituirne il tessuto storico la avvilisce con speculazioni clientelari.

Posso chiederle quali sono i suoi progetti futuri?

Mi piacerebbe poter raggiungere un livello di autosufficienza non speculativa, culturalmente stratificata, che consenta di mettere in moto  un proprio sistema e che questo possa essere unitariamente riconosciuto, io considero questi luoghi un rimettere a posto, un rimettere in circolo.

il mio sogno è una Palermo a cui venga riconosciuto da tutti il suo vero valore.

Carmen Bellalba


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