Le Sirene di Ulisse: Medusa


“L’uomo cantami o Dea, l’eroe del lungo viaggio, solo lui che bramava il ritorno e la sua donna”

Omero, Odissea cit.

Incantevole è il viaggio che Benedetto Poma ci invita a compiere, salire su una nave e percorrere un itinerario di sogno e di bellezza, quella bellezza eterna e senza tempo che supera i secoli e senza alcuna paura si conforma a chiunque voglia compierlo, una bellezza che appartiene ad ogni tempo e ad ogni uomo. Un pretesto, oserei dire, attraverso cui Poma ci invita ad indossare le vesti di Ulisse ed incontrare pertanto lungo il percorso Ares, impetuoso dio della guerra, o Telemaco, figlio speranzoso e fiero di un padre a lungo atteso, Icaro, con il suo eterno sogno di volare e ancora Penelope, la fedele, la sposa che vince ogni tentazione, o le sirene, che ammaliano, affascinano, stanno in agguato, tutti i miti che ci accolgono per fare di noi non più semplici spettatori ma protagonisti della storia. Così come l’artista Poma, colpito e rapito dalla piccola gemma blu (risalente al V sec. a.C. e custodita al museo della Madralisca di Cefalù) si imbatte nel suo intimo viaggio pittorico e da vita a questo splendido ciclo di opere, ci invita a non avere paura di guardare oltre l’immagine e di affrontare come Ulisse le nostre debolezze, paure e tentazioni perché soltanto dopo averle attraversate il viaggio potrà dirsi compiuto.

Eccellente nella sua tecnica grafica, Poma presenta veri capolavori in cui convivono l’antico e il presente, il classico e il contemporaneo. Ecco la sua grandezza! Saper coniugare linguaggi pittorici che sembrano estremamente lontani e che invece qui non solo convivono ma danno vita ad uno stile personalissimo in cui si evince uno studio severo della forma, del colore e della storia. Quanto detto è esplicitato in ogni opera ma ne citerò soltanto una, quella raffigurante Medusa. 

Ma chi è la mitologica Medusa?

Figlia di Forco e Ceto, Medusa è l’unica gorgone a non essere immortale. Questo è il quadro pilota della mostra, in quanto proprio la piccola gemma risalente al V secolo a.C., oggi custodita al Museo della Madralisca, raffigurante Perseo che offre la testa della Gorgone alla dea Atena, ha ispirato tutto l’intero ciclo realizzato da Benedetto Poma. Medusa è citata tra le ombre dell’Ade nell’Odissea e qui, in quest’opera, oggi Benedetto Poma da il meglio di sé, in termini cromatici, grafici e simbolici. Quest’opera è un inno alla seduzione, in cui nulla rimanda al terribile né all’orrido, riferito alla gorgone, ella è anzi nel pieno della sua bellezza femminile, incanta, seduce, ha il seno scoperto e gioielli sontuosi la adornano. Il suo sguardo cattura, cerca Perseo, lo invita, ma lui non c’è, o meglio è celato, ma è lì, lì dove lei troverà la morte, ossia nel riflesso dello specchio posto di fianco a lei, e lì, ancora accanto, è la spada con cui le reciderà il capo, la spada nel quale è incastonata la gemma. Mirabile è il gioco iconografico e simbolico di Poma che articola in una sola pagina pittorica diversi momenti della vicenda e forti riferimenti tematici. Alla bellezza sensuale di lei si contrappone l’urlo e la mostruosità di un attimo dopo, quando riflessasi nello specchio girato da Perseo si tramuta in pietra, come palesa quello scudo di chiaro rimando caravaggesco, posto sopra la sua testa in bianco e nero, e ancora, fra la prevalenza di una tavolozza dai toni verdi acquatici, spicca un grosso ramo di corallo, per nulla casuale, in quanto un’antica leggenda vuole che proprio dal sangue sgorgato dalla testa recisa di Medusa si sia formato il corallo, il quale assumerà per questo forti poteri apotropaici.

Benedetto Poma dimostra non solo enormi capacità artistiche ma anche di essere un grande conoscitore della nostra storia di Sicilia che come un patrimonio genetico emerge in modo del tutto naturale facendo di lui uno degli artisti più completi e interessanti del nostro tempo.

Carmen Bellalba


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